briciole

Aprile 3, 2008

Nessuno trova casa

Archiviato in: storie di parole — margola @ 8:19 am
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Forse era un po’ troppo lontana dalla metro ma sarebbe stata quella, era quella giusta. Il primo sguardo dalla strada, che numero è? Sì è lei. La fretta di entrare, guardare quella casa all’interno, immaginarsi dentro era più importante della facciata, del colore o altro. Eppure da fuori faceva un certo effetto, ma non importava, non era quello che lui voleva trovare in “casa”.
Il primo passo dentro: l’odore diverso di un ambiente vuoto in cui ristagnavano vite vissute da altri, l’odore di quei mobili, legno e polvere. Ogni posto ha una memoria olfattiva e presto quelle stanze si sarebbero ricordate anche di lui e un giorno ne avrebbero parlato ad altri.
Gli amici giravano per le stanze come lui, mille domande alla padrona di casa, caparra, contratto, bollette e poi lo sguardo andò fuori. La luce intensa e un po’ grigia del giorno attraverso il vetro, ma lì fuori c’era un mondo a colori, una sedia rotta, un’altra quasi nuova, mattoni rossi e piante da far rinascere… c’era un giardino e questo bastava. Ai colori dell’esterno si unì l’aria, libera, respirabile, umida di un pomeriggio di fine inverno.
Si rese conto in quell’attimo che stava vivendo una sensazione quotidiana per i nostri nonni, e in alcuni casi i nostri genitori, la sensazione dimenticata di uscire di casa e vedere il verde e sentire l’aria, di sapere se era una bella giornata o no prima di prendere le chiavi di casa e ritrovarsi subito in strada, come tossito via dal letto. Adesso avrebbe potuto fare due passi fuori casa in pantofole, non che non l’avesse mai fatto prima, ma capitemi, adesso sarebbe stato considerato meno eccentrico.
Fece un sorriso immaginando i suoi amici lì con lui, sognò di mostrare quel posto ai suoi genitori ed è stato quel pensiero, in quel momento preciso, che dimostrava che quella casa sarebbe stata sua, almeno per un poco: anni forse, ma sarebbe stata vissuta con la tranquillità di chi la cercava da tempo, di chi ne riconosce il valore, di una casa che si vuol fare divenire un rifugio per sé e per gli amici. Il giusto risultato alla fine della ricerca e dopo mesi passati a dormire sul divano più accogliente di tutta Milano, ma pur sempre un divano. Cominciavano a farsi posto nei suoi pensieri i turni delle pulizie, il rito dell’apertura del frigorifero alla sera che segue l’interrogativo “che ci mangiamo oggi?” e la risposta è spesso “scaduta” (ma di date legali non è mai morto nessuno, quindi si mangia!), il passo trascinato della domenica mattina e speriamo che oggi faccia bel tempo. E la prima notte passata ad ascoltare i rumori nuovi… e la prima notte da soli in casa passata a riascoltare i rumori nuovi. Finalmente tutto questo sarebbe successo di nuovo.
Guardò il cielo, perché a differenza di me, di molti di noi, lui il cielo lo guardava anche di giorno, sicuro che veniva riguardato a sua volta, e sorrise dietro ai suoi pensieri. Con uno sguardo sereno tornò dentro e ripercorse le stanze guardandole con una prospettiva critica, la sua futura stanza, il bagno, la cucina, poi uscì e di nuovo ecco la distanza dalla metro, lo smog della città, il divano accogliente, la mattina dopo, la sveglia, la metro, il lavoro e poi finalmente la telefonata: “si la prendiamo”.

2 Commenti »

  1. Due domande e una risposta a nessuna delle due.

    Poche parole, forse mi servivano quelle, come facevi a sapere che erano quelle giuste?
    Vogliamo veramente aiutarci a scrivere di nuovo?
    Io per adesso ti ringrazio dedicandoti il primo.

    Commento di margola — Aprile 3, 2008 @ 8:20 am | Replica

  2. [...] April 3, 2008 by misternemo by MARGOLA [...]

    Pingback di tributo alla casa di misternemo « Mister_Nemo — Aprile 3, 2008 @ 8:48 am | Replica


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