briciole

3 Novembre 2008

un’ora d’insonnia

Archiviato in: storie di parole — margola @ 00:51
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Un’altra notte insonne.

E neanche stanotte vado a mettermi la felpa. Preferisco sentire le pelle raffreddarsi, qualche brivido lungo le braccia. Non è di sensazioni che sto parlando, ma di carne, quella densa e appesa alle ossa che mi porto in giro. Il mio più bel vestito, sempre coperto.

Oggi poteva essere una giornata migliore. E per un momento ci ho anche creduto. Fumavo in balcone, con un gomito appoggiato al tappeto umido che si asciugava all’aria, fumavo come adesso, ma stamattina ci credevo. Sarà una lunga settimana e pensarmi domattina, verso il lavoro, è un’abitudine così ripetuta che mi sembra lontana da me, vissuta da qualcun altro, raccontata dai suoi ricordi.

C’è sempre un mare dentro di me che non riesce a stare calmo tanto a lungo. Perché devo sempre aprire il mio cuore come una puttana le cosce? Perché è così facile? Non c’è niente da ricamare là dentro, ogni filo di cotone si spezza al primo punto, rimangono solo i buchi dell’ago, di tentativi e speranze, che poi bruciano. Non tanti a dire il vero, ma tanti che riportano un solo nome.
Dimenticare, rimarginare, ho l’anima piena di piercing e fuori mostro la pelle liscia. Non vorrei mai più dormire. Dormire è una sconfitta, è la giornata che si è chiusa inutile e beffarda e ancora in piena tempesta, ancora a scegliere il colore di quel cotone, sperando che non si spezzi.

In questo momento vorrei essere a casa di mia nonna, quando da bambina fuori pioveva e per questo a volte andava via la luce. Allora io e lei stavamo in cucina, vicine, davanti al braciere a riscaldarci, con il lume a olio acceso sul tavolo. Mi manca quel piccolo lumino a olio di ceramica. Se lo avessi qui con me oggi lo mostrerei a tutti. Mi mancano quelle cucine grandi e spaziose del sud, perché è lì dentro che si fa tutto, e non ti senti mai solo, con un tavolo per studiare o lavorare o tutte e due le cose insieme, perché tanto è largo, robuso, di legno, pronto a ospitare più di dieci persone la domenica e ogni sera una, che si guarda intorno pensando alla giornata appena passata o alla domenica successiva.

E oggi è proprio domenica e non ho un braciere accanto a me e non voglio coprirmi. Fuori c’è vento, il tavolo su cui scrivo è stretto, già pieno con poche cose, dentro una cucina stretta che non mi appartiene se non per qualche anno, e dalla quale comunque non è possibile tornare indietro.

Potrei andare incontro al sonno se fossi sicura di sognare mia nonna stanotte, la sua casa, il buio caldo di una notte senza luce elettrica per il temporale, la fiammella del cotone imbevuto di olio, la lana del suo scialle lavorato all’uncinetto e tutti quei sogni in nuce dei quali non mi rendevo neanche conto ancora, ma che sono a poco a poco germogliati e scivolati giù da me come nella potatura, in modo essenziale più che naturale, man mano che crescevo.
Adesso potrei dormire, adesso dovrei farlo. Assaporando una qualsiasi sensazione da ricordare domani. Adesso ci provo. Buonanotte nonna.

2 Commenti »

  1. Che bello Marghe…malinconico ed emozionante.
    Sei proprio brava.
    Nico*

    Comment di pupillegustative — 4 Novembre 2008 @ 14:00 | Replica

  2. grazie nico ^*^

    Comment di margola — 4 Novembre 2008 @ 14:10 | Replica


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