Questo mare oscilla dentro di me come un brano di rock strumentale.
Non ha bisogno di parole per esprimersi, solo i suoni trasmettono le sensazioni.
Mi porta a un crescendo che non voglio smorzare.
C’è tutto dentro.
C’è il mio correre da bambina verso l’acqua, sotto il sole.
C’è il sogno di un bacio e una carezza e poi un tuffo per sfuggire alla vergogna di un semplice sguardo.
E c’è il mio sguardo che si scioglie insieme a me, goccia a goccia, giù dalle ciglia e dai capelli e dalla punta del naso.
Una chitrarra e un falò.
Un’ubriacatura.
C’è il silenzio, con l’anima che urla.
C’è il silenzio, con il cuore spento.
C’è il buio e la luce della luna che rendono le rocce argentate e il mare nero nero.
C’è tutto quello che mi riempie e mi dà la forma che ho oggi, fluida, intorno a me. E per gli altri.
Per qualcuno avvolgente, per qualcuno pericolosa.
Con uno slancio continuo, eterno, irrefrenabile della superficie che tende e si ritrae, onda dopo onda, a ricercare una solida terra cui unirsi.
Corteggiandola, carezzandola, senza poterla mai conquistare.
Immaginando per un momento di poter condividere la sua solidità.
Ma dentro, sotto una superficie di pelle sottile, rimane un profondo e soffocante silenzio.
6 Marzo 2009
Sento l’acqua pulsare.
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