Non so se in questi anni siamo più come una nuova società di cacciatori-raccoglitori di contratti a progetto e collaborazioni saltuarie o se siamo cani randagi che frugano nella spazzatura, nutrendoci di ogni boccone lavorativo che troviamo: banner rifutati, gare stropicciate, bodycopy masticate e sputate via da clienti pseudocreativi.
Abbiamo abbandonato l’approccio creativo sussiegoso, ma quando la scintilla dell’orgoglio si riaccende stuzzicata dal solito brief “big opportunity” esplodiamo in campagne coordinate, on line e off, declinazioni pop, concorsi, social network e radio da premi. Per poi finire a declinare una stampa sul concetto della stampa precedente. A capo chino.
E un altro bidone cade con un tonfo metallico e vuoto.
Siamo i barboni della creatività, ex pittori di layout, musicisti di jingle, scrittori di sogni, siamo tanti a vivere ai margini dei grattacieli di agenzie ormai quasi vuote.
E ognuno di noi disegna sul marciapiede i suoi lavori migliori, aspettando pochi spiccioli e il prossimo Junk Job, da prendere e consumare in fretta, senza che apporti nutrimento alla professionalità.
20 aprile 2011
Junk job
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